L'assicurazione della responsabilità civile dei
professionisti è acquisizione relativamente recente. Si comprenderà tale
affermazione ponendo mente all'origine della professione intellettuale e alla
sua genesi, specialmente con riguardo alla professione che qui interessa
esaminare. Finché il medico, o l'avvocato, sono stati considerati come
interpreti di arti che nulla o quasi avevano a spartire con forme di
responsabilità professionale, anche l'esigenza di sottoscrivere contratti di
assicurazione professionale è rimasta a margine della loro attività.
Il giudizio di responsabilità, un tempo inconciliabile con la concezione antica
della professione intellettuale, espressione della <<libertà morale e
dell'indipendenza nelle decisioni del professionista>>, ora assume contorni del
tutto diversi, e per certi aspetti pericolosamente opposti: le azioni di
responsabilità si sono fatte sempre più frequenti, coerentemente con
un'elaborazione dottrinale e giurisprudenziale sempre più approfondita e
intensa.
Con il progredire dell'aggravamento del rischio è aumentata anche la correlata
sensibilità del medico: si stima che circa il 55 % dei medici abbia provveduto
ad assicurarsi personalmente; a loro si devono aggiungere le U.s.l. (ora A.s.l.)
che sono corse ai ripari sottoscrivendo contratti di assicurazione.
L'evoluzione ha vissuto un moto di sviluppo tale che oggi le compagnie
assicurative, maggiormente impegnate sul fronte dell'offerta di polizze sulla
responsabilità professionale, lanciano addirittura un allarme: il sistema sembra
essersi incamminato verso il collasso.
I dati che vengono sottoposti all'attenzione del settore descrivono un quadro
nel quale i ricavi derivanti dai premi versati sarebbero di gran lunga superati
dagli esborsi, ai quali le assicurazioni sarebbero tenute in seguito a pronunce
sempre più severe. Secondo gli ultimi dati disponibili , nel 1995 la raccolta
premi della RC medica ammontava a 180 miliardi e i sinistri risarciti a 360, il
doppio. Appena un anno dopo, invece, i premi raccolti sono sì arrivati a 250
miliardi, ma i risarcimenti hanno raggiunto i 750 miliardi, triplicando cioè il
livello degli "esborsi" rispetto alle "entrate".
L'ANIA denuncia il peso che la RC del medico ha esercitato sui dati complessivi:
i premi hanno rappresentato solo l'8,3% della raccolta della RC generale (pari a
circa 2.981 miliardi), laddove i risarcimenti hanno inciso per il 23 % sul
complesso dei sinistri pagati (3.242 miliardi).
Come può essere agevolmente compreso, l'incidenza del rapporto medico paziente,
e più generalmente la responsabilità professionale dei sanitari sta assumendo
contorni, anche sotto il profilo assicurativo, di assolta emergenza.
Il sistema assicurativo dovrà correre ai ripari e calibrare al meglio la propria
offerta sulla base di una rinnovata valutazione del rischio, anche in funzione
dell'affidabilità dell'assicurato. In questo senso sarà molto importante
individuare alcuni parametri di riferimento sulla scorta dei quali valutare
attentamente la posizione -in particolar modo- della struttura da assicurare,
sotto il profilo del rispetto degli standard di sicurezza e di capacità di
gestione del rischio. Anche l'individuazione, all'interno della struttura, di un
responsabile della gestione del sinistro, come già anticipato in apertura, sarà
certamente d'aiuto per monitorare e gestire in modo più complesso, ma certamente
più corretto e meno costoso, l'intero processo.
Quest'inversione di tendenza nella valutazione del rischio e nella
personalizzazione dell'assicurazione avrà anche l'effetto di promuovere un salto
di qualità delle stesse strutture verso standard di qualità sempre più elevati .
Un possibile elemento di ulteriore allarme, per il mercato assicurativo,
potrebbe essere ricollegato dall'individuazione di precisi oneri connessi al
consenso informato, soprattutto se si pone attenzione al rilievo che assume
l'autonoma individuazione del dovere d'informare il paziente, connessa
all'altrettanto autonoma sanzione per la violazione dello stesso.
Pretendere che la struttura si adegui alle nuove esigenze che richiamano
l'attenzione sulla corretta descrizione del rischio, condotta sulla base
dell'attenta analisi della dottrina e della giurisprudenza, appare condizione
fondamentale per l'auspicabile adeguamento del sistema.