di Nicola
Todeschini
Maggio 2004
La responsabilità professionale del medico, nonostante i
traguardi raggiunti dalla giurisprudenza in questi ultimi anni, è ancora
materia di scontro tra medico e paziente, soprattutto a causa dell’errata
informazione che ancora grava il loro delicato rapporto. Infatti le regole che
informano la responsabilità medica hanno da tempo assunto peculiare
configurazione, tanto da far discutere della responsabilità civile del medico
come non di un sotto insieme della responsabilità civile, ma di una nuova forma
di responsabilità dotata di regole proprie. Per tali ragioni solo operatori
specializzati, sia sotto il profilo medico legale che giuridico, possono
rappresentare un punto di riferimento utile sia per i medici che per i pazienti
al fine di comprendere la corretta impostazione del rapporto.
A ciò si aggiunga la complessa crisi che vive l’assicurazione della
responsabilità medica, da tempo divenuta frontiera dell’assicurazione della
responsabilità civile tanto da far temere che, di questo passo, in futuro la
concorrenza nel settore sia tanto ridotta da non poter produrre alternative
valide. Secondo i medici la responsabilità è dell’eccessiva attenzione che i
mass media avrebbero dedicato ad ogni caso di responsabilità, a prescindere
dalla sua reale rilevanza e fondatezza, tanto da far adottare ai medici stessi
una sorta di "medicina difensiva", maggiormente orientata all’attenzione
per le conseguenza giuridiche che ai risvolti più strettamente sanitari; per i
malati, per contro, le ragioni sarebbero da individuarsi solo della riscoperta
–per così dire- della responsabilità medica, per lunghi anni oggetto di una
colpevole sottovalutazione le cui ataviche ragioni sarebbero da ricondurre ad
una sorta di omertà degli operatori del diritto e dei medici legali al cospetto
della necessità d’individuare forme di colpa medica.
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo, anche se la crescita dei
risarcimenti liquidati dai Tribunali e a volte ottenuti in seguito anche a
complesse trattative, non ritengo sia da attribuire ad eccessi nelle valutazione
dei danni a persona, ma piuttosto alla presa di coscienza di quanto complesso
possa essere il danno subito a seguito di malpractice.
E’ inutile nasconderci che nel settore del risarcimento del
danno che, purtroppo, per ragioni di interesse e coinvolgimento di capitali, è
in un certo senso trainato dalle vicende dell’infortunistica stradale, si sta
assistendo, per un verso, ad un tentativo -meschino e profondamente ingiusto- di
trasformare il risarcimento in un indennizzo, con l’effetto di veder
pregiudicata la corretta valutazione del danno alla persona sostituito da somme
forfetarie e per l’appunto di matrice indennitaria; per l’altro, ad un
crescente sensibilità per altre forme di danno, in un certo senso parallele a
quelle "tradizionali", ma non meno fondate, che trovano nell’affermazione
del danno esistenziale il simbolo maggiormente caratterizzante di una danno che
non trovi le basi in una matrice medico legale, atta ad individuare lesioni dell’intergità
fisica sotto il profilo strettamente "anatomico", ma nel
"perturbamento dell’agenda quotidiana" per usare un espressione cara
al Prof. Cendon che di tale danno è stato l’ispiratore.
In questo contesto il tentativo di trattare il caso di responsabilità medica
come un banale sinistro stradale è forte, poiché manca una cultura giuridica e
pratica che abbia sin qui percorso una strada di netta separazione delle due
tipologie di danno creando professionisti e giudici fortemente orientati verso
questa frontiera di responsabilità. A chi vorrà occuparsene professionalmente,
dunque, spetta il grave compito di condurre con sé anche coloro che tale
esigenza sentono in misura inferiore, al fine di continuare nel percorso di
sensibilizzazione delle stesse corti di merito alla disciplina particolare della
responsabilità da malpractice.
Su questa presa di coscienza si fonda la necessità di creare
professionisti specializzati nel trattamento dei casi di responsabilità
professionale, così che la rete di avvocati e medici legali, in grado di
collaborare tra loro in modo da rendere estremamente coordinata e professionale
la prestazione offerta, costituisca un punto di sicuro approdo.
Non va sottaciuta, sotto questo profilo, l’offerta, sempre più sfacciata -ed
aimè caratterizzata dall’anarchia di regole, sulle quali il legislatore
sembra trincerarsi dietro la scusa della libertà- di servizi di consulenza non
meglio precisati ed offerti da soggetti poco professionali, magari organizzati
in società che avrebbero la funzione di gestire un contenzioso tanto delicato
ma che, alla prova dei fatti, sarebbe interessante conoscere quali credenziali
avrebbero da offrire in un settore tanto delicato come quello descritto.
Per tali ragioni Consumerlaw persegue obiettivi di accertamento professionale dei casi di responsabilità medica, offrendo un supporto giuridico affiancato dai medici legali specializzati e forte dell’esperienza acquisita sul capo (qui potrebbero starci bene dei link…).
Chi ha bisogno d’aiuto può quindi inviare una segnalazione
che contenga i propri dati identificativi, un resoconto scritto della propria
vicenda, e la disponibilità ad inviare il materiale sanitario allo staff di
medici legali fiduciari, così da conseguire una risposta in merito alla
fattibilità dell’eventuale azione risarcitoria e all’eventuale avvio di un
procedimento penale.
In questo ultimo caso è importante ricordare che la segnalazione deve essere
tempestiva, dato che l’eventuale avvio di un procedimento penale deve essere
stimolato con il deposito di un esposto-querela entro 90 giorni dalla conoscenza
del fatto.